Il Premio Grinzane Cavour per Meno Due – Torino 2006

ha presentato Finale di romanzo in montagna.

Giovedì 12 febbraio 2004, ore 21 o poco più, ci siamo felicemente ritrovati a The Beach con Giuliano Soria, il presidente del Premio letterario e con Giorgio Conte il quale, per non essere da meno del mito patagonico creato da Bruce Chatwin e da Luis Sepulveda, si è prodigato in un seducente ritmo ispanico. Un preludio che ben ci predispone ad ascoltare il racconto di un caro amico del Grinzane giunto da noi direttamente da Scrittori in Puglia. Dovrà ancora tanto volare per tornare nella sua Argentina rurale. Terra chilometricamente lontana eppure così vivamente animata da personaggi che vivono in provincia, riflettono e ci fanno riflettere insieme a loro proprio come se fossimo stati appena adesso laggiù – laggiù lontano così lontano dal Po – non più di qualche minuto fa. Percepiamo il senso della loro esistenza perché la riceviamo dentro e addosso grazie all’ispanico italiano colorato e avvincente dello scrittore Mempo Giardinelli. Pensavamo di essere ai Murazzi? Eravamo lì, siamo partiti da qui, siamo effettivamente dentro a The Beach. Bastano pochi minuti e ci caliamo sempre più nella pancia dell’intramontabile fascinosa Patagonia. Non è quella di Chatwin, non è quella di Sepulveda, è quella che…

Ci anticipa Giuliano Soria che stiamo per avventurarci nella immensa montagna di altri emisferi, ci lasciamo alle spalle le esigenze sacrali del viaggio in Asia, portiamo corpi e sguardi increduli a 2400 metri sul livello del mare. Il Machu Picchu se ne sta lì e ci guarda. Facciamo due passi in più e ci troviamo, qualche ora dopo, nella Patagonia che è scandalosamente vicina al mare. Grazie a Bruce Chatwin essa è divenuta un mito eurocentrico, la madre di un nuovo modello di fuga spirituale verso l’altrove.

«Sull’acqua gialla d’un mare fluviale» danza un profumo, il ricordo di uno sguardo, quel vestito, la donna della quale il nome non ricordo più, il visionario viso di Borges mentre le nuvole scappano via, il quintetto di Piazzolla, la suadente dolce malinconica allegria di quel tango a Buenos Aires, ma tu non eri ancora nata, piccola. Allora desideravo davvero scappare lontano lontano. Ma solo con un libro andai in Patagonia perché la porta di camera mia era sempre chiusa, chissà perché.

Il mito argentino è letterario, musicale, cinematografico, popolare e colto, Gidon Kremer e i suoi amici, malinconiche lontananze talvolta persino tristi. La nostalgia mai ha, tuttavia, quella tristezza che non vale la pena di essere vissuta, batte forte danzando el corazón tanguero. E se Giorgio Conte ti accompagna con la sua chitarra, ti conta una storia di un amore un po’ triste e un po’ buffo, sei in tema, questo è l’altrove, ragazzo, chiudi gli occhi e canta il mio ritornello, se poi cantiamo tutti lo vediamo contento. Occhi chiusi, all’inizio del Novecento il tango lo ballavano uomini con altri uomini. Dov’erano le donne, lo sai perché non ballavano con gli uomini? No, il nonno non me l’ha mai detto.

Ma tu Giorgio un tango vero ce lo canti? Oh cielo! Sì, parla di Rocco che è depresso perché… come si fa a fare sesso senza amore? Storia di un amore clandestino, un albergo a 1/2 stella (1 stella, magari! No, non la vale proprio una stella ma soltanto mezza sì). Però nessuno ti chiede i documenti all’ingresso, questo sì che è un vantaggio! La passione si consuma su un letto che cigola. Che stanza disadorna, però c’è un toro nel senso che c’è una paura, c’è qualcosa di vaga ascendenza astrologica un’amapola. Ma che cos’è un’amapola? È una farfalla è un fiore, dissero Mempo e Giuliano.

Si ode il fracasso di una festa che rovina quella festa. Conte canta «Un vero acrobata», spagnoleggiante fantasia con un glorioso y gran final.

Giuliano Soria presenta Mempo Giardinelli. Abruzzesi le sue origini ma lui nasce nella regione più piana dell’Argentina, milleseicento chilometri lontana dal mare più vicino. Mempo il mare l’ha conosciuto soltanto a diciott’anni. Una “gita” era andare verso la montagna più vicina; distava solo settecentocinquanta chilometri da casa. Negli anni Settanta il terrore e lo schifo della dittatura militare, Giardinelli e il suo esilio in Messico dal 1976 al 1984. Montagne e mare anche lì! Nel 1984, tornato in Argentina, si è fatto la promessa di incontrare la vera montagna del suo paese. Cinquemilaseicento chilometri, catena di montagne enormi, argentine e cilene, le Ande.

Patagonia misteriosa, la si ama partendo dalla letteratura. È quasi un deserto, un territorio grande due volte e più della Francia ma ci abitano soltanto 1.500.000 anime. Oceano Atlantico del Sud, la vedi, la Patagonia come un tavoliere o come un altopiano, una strada verso il mare e, alla frontiera con il Cile, ci sono tra le più belle montagne del mondo. Non sono montagne soltanto belle, sono mirabilmente silenziose, nella solitudine più priva di parole e di suoni.

Nel gennaio 2000, in viaggio con Fernando Pelé (di Valencia) – due ragazzini di cinquant’anni, loro due soltanto sulla Ford Fiesta di Mempo Giardinelli – dodicimila chilometri per cammini che non puoi chiamare strade. Mai hanno cambiato una gomma, un viaggio avventuroso, fantastico e pieno di mistero. Lo scrittore argentino quattromilanovecento chilometri lontano dalla sua casa. Il Monte Fitz Roy non lo raggiungono, non è possibile scalarlo! Montagna cattedrale che ti fa vivere un’emozione mistica. Rocca bellissima inespugnabile, sempre innevata. Mempo non la vive come una scoperta geografica, è un luogo dove lui desidera sempre ritornare. Sarà per l’anno venturo? Lo scorso viaggio è stato continentale, dal mare verso la montagna. Il prossimo costeggerà, esplorerà le isole.

Soria ci legge Ghiacciai, romanzi e poliziotti dal romanzo di Giardinelli verso il Ghiacciaio Perito Moreno. Massa immensa di neve e di ghiaccio estesissimo e vivo nel suo movimento impercettibile e costante. Slavine che producono colpi come palle di cannone che fanno tremare l’università più “vicina”, 34 turisti morti su quel ghiacciaio. Evoca quadri di una bellezza dolorosa.

Giardinelli ci racconta di Perito Moreno. Francisco Moreno è il suo vero nome. Era un geologo, speleologo, archeologo, un avventuriero, un uomo che sognava la scoperta del territorio patagonico. La Patagonia è popolata da quattro, cinque etnie. I tehuelches sono la maggioranza, gli altri a noi noti sono i mapuche. Essi abitavano un terreno difficile da circumnavigare. Nel 1880 Perito Moreno la esplora per trent’anni con un cavallo e un cane. Trova un bel rapporto con gli indiani prima che la “civilizzazione” ammazzasse tutte le etnie, le popolazioni autoctone ed è un’onta tremenda sia per l’Argentina sia per il Cile.

Nel 1907, Francisco Moreno ha trovato il petrolio. Da quel momento in poi, lo chiamarono Perito. Perito Moreno per tutti. Il titolo riferito all’uomo aveva sostituito il suo vero nome.

L’emozione incredibile di camminare sul ghiacciaio. Immaginiamo centocinquanta chilometri di ghiaccio, una massa viva, ogni giorno questa massa cammina un metro, un metro e mezzo ogni giorno, quotidianamente cammina lungo la superficie della Patagonia. Luogo della poesia, la Patagonia, un luogo che ti lascia senza parole. Giardinelli non ha scritto il libro dopo il viaggio ma dentro il viaggio, con il computer portatile in macchina, giorno dopo giorno, come un testimone.

Qual è la dimensione emotiva, spirituale dello scrittore argentino rispetto a quella espressa da Bruce Chatwin e da Luis Sepulveda, come si confronta con questo mito?

La cosa più commovente del viaggio è stata la solitudine, la vicinanza con l’ecosistema senza televisione, cinema e giornali. Non ci sono. Il contatto con il resto del mondo è la radio, l’unico medium possibile in Patagonia. La radio è un servizio dello stato, ma è uno strumento che ti lascia libera l’immaginazione. Andando in macchina i due amici ascoltano tutto il giorno questo mezzo pubblico che attraverso l’etere cerca di colmare le enormi distanze tra un familiare e l’altro, impressionanti lontananze.

Un giorno incontrano un ciclista, un Chisciotte senza don. Chisciotte e basta così. La strada lì è davvero impossibile. Viene incontro a loro una figura scheletrica su una bicicletta con due borse, una orribile bicicletta, una porcheria di bicicletta. Si incontrano presso un benzinaio, una stazione di servizio dislocata ogni trecento chilometri. Quel ciclista puzza come se da un anno non si facesse una doccia. Si parlano, l’altro uomo è inglese. Fa il giro del mondo in bicicletta ed era partito undici anni prima da Londra. Questa è la sua terza bicicletta in dodici anni ma lui ancora non sa quale sia il suo destino.

Parco Nazionale del Fitz Roy. Mempo Giardinelli parla con la gente del posto: una famiglia cilena e una famiglia argentina. Ci sono i condor – mentre lo ascoltiamo nel locale lungo i Murazzi, sullo schermo, mentre lui parla, scorre un film di una ONLUS argentina, l’equivalente della Pro Natura – tutto intorno tace. Il senso filosofico di queste due famiglie lo ha impressionato. Studiano per poter lavorare.

Il vento della Patagonia, così caro all’amico di Borges, questo poderoso vento sbatte, sposta tutto nel luogo marino. Vento come lontananza dal mondo, isolamento che ti sconvolge per la sua immensità, immensità imparagonabile alle nostre montagne, alle nostre Alpi.

In Patagonia non esistono gli sport invernali perché è quasi impossibile praticarli. Ma forse negli ultimi anni qualcosa può essere cambiato, dato che con quattro ore di volo da Buenos Aires si può arrivare. Ma poi, lontano dall’aeroporto, mancano le strade.

Il mito della Patagonia è molto solido, per la sua immensità, per l’incontro con la natura primigenia. Giardinelli afferma che essere scrittore in Argentina, negli ultimi trent’anni, è un’esperienza di alta valenza filosofica e vive quest’esperienza con un forte e crescente coinvolgimento.

Prima, lo scrittore era Borges e la sua scrittura era dedicata al fantastico, perché non esisteva lo Stato e, pertanto, non era possibile che vi fosse un coinvolgimento tra lo scrittore e la realtà.

Nel 2003 vivevano, in Argentina, popolazioni poverissime che vedono, ancor oggi, i propri ragazzi abbandonati a loro stessi: vivono sugli alberi e sono vittime di un infame tradimento sociale e politico.

Prima, a causa delle dittature, abbiamo subito i trentamila desaparecidos, nel cuore del Sudamerica. La Patagonia è lontana, lontana dal mare, quant’è lontana la montagna; è il centro, il cuore dell’America Latina.

Quando una repubblica è in fallimento, manca totalmente lo Stato, non c’è alcuna forma di assistenza pubblica. Non v’è alcuna metafora: è la durissima realtà. Analfabetismo, malattie, povertà.

Mempo Gerardinelli è presidente di una ONLUS. Lo scrittore argentino ha inventato una fondazione per favorire la lettura in ceti subalterni avvicinandoli al Grinzane, porgendo la lettura come chiave di interpretazione della vita. «Ma, se i bimbi non hanno da mangiare, come fai a promuovere il libro?». Per questo la fondazione si occupa delle necessità immediate della popolazione infantile nella provincia del Chaco, con un tasso elevatissimo di povertà fra la popolazione, per la maggior parte indigena.

Dodici anni di Carlos Menem, corrotto presidente che ha privatizzato il paese.

Dal 2003 è ricominciata l’educazione ma per tre anni lo Stato è stato del tutto latitante.

Giorgio Conte ci propone un intermezzo piacevolissimo con una canzone d’amore, d’amore per una casa ferita a morte da un’autostrada.

Innamorarsi di una canzone: è la storia di un ladruncolo che riesce a far tutto perché i gendarmi per un certo tempo gli lasciano fare proprio tutto. Ma, derubando una ragazza, lui fece un’azione fatale che gli costò una lunga prigionia fino alla fine dei suoi giorni.

«Ci sono popolazioni nomadi nella Terra del fuoco?», domanda Giorgio a Mempo, perché le chansonnier ha una sua chanson narrante di nomadi giustappunto e se ci fossero dei nomadi laggiù nel fondo della Patagonia, giù nel gelo della Terra del fuoco, ebbene Giorgio la dedicherebbe proprio a loro. «Ci sono nomadi laggiù? Boh? Vabbè, io ve la canto». Siamo ad Asti prima della guerra, il Virginia al bagno… donna discinta che stava per prendere il bagno e i maschi, finalmente, potevano vedere una donna nuda che faceva, appunto, il bagno ma l’acqua non era quella dentro la vasca, non c’era nemmeno una vasca, c’era un secchio pieno d’acqua e in quell’acqua c’era un sigaro Virginia, il Virginia al bagno, «signore e signori eccolo!». Come, correttamente prima, recitava il titolo, è lui! Delusa e sola se ne resta la voce che trionfante aveva testé annunciata una forte emozione, la donna – nuda – nella vasca! Ma lo speaker annunziò una emozione destinata a restare delusa. «Che diverso Virginia il bagno si fa!».

Sempre per rimanere in tema, un’altra canzone parla della festa patronale di San Secondo. Dalla piazza, già da lì ti riempivi le narici d’irresistibile profumo di tigli. Nella confusione delle giostre si vedevano donne, si fumava di nascosto in piazza d’armi che era il posto migliore per fumare sigarette clandestine. Ci si stava bene a fare tutto questo anche ai piedi della statua dell’Alfieri nell’omonima piazza.

Un’ultima canzone, canta Giorgio Conte, ed è una giornata al mare, le risate delle signore, la cameriera che pare straniera, un’auto che sa di vernice e di velocità, bambini gridare, palloni danzare. Una fotografia lontana dal mare, un geranio su un balcone. Una vita passata tutta a guardare le stelle lontane dal mare. Una giornata al mare, tanto per non morire. Solo un geranio e un balcone.

Massimo Eugenio de Luca

13 febbraio 2004

Link: 15 maggio 2019

Se vuoi la pace pewpara la pace

Altri miei testi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.